Articoli
La videosorveglianza in condominio tra esigenze di sicurezza e rispetto della privacy
Featured

La videosorveglianza in condominio tra esigenze di sicurezza e rispetto della privacy

La sicurezza all’interno dei condomìni rappresenta oggi uno dei temi più rilevanti nella gestione degli edifici residenziali. L’aumento degli accessi non autorizzati, dei furti e degli episodi di vandalismo ha spinto molti condomini a valutare l’installazione di sistemi di videosorveglianza come strumento di prevenzione e tutela. Si tratta, tuttavia, di interventi che richiedono un approccio rigoroso, sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello giuridico, perché la protezione delle parti comuni deve sempre conciliarsi con il rispetto della privacy dei residenti.

L’installazione di telecamere nelle aree comuni è disciplinata dall’articolo 1122‑ter del Codice Civile, che prevede la necessità di una delibera assembleare approvata con la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.

Questa decisione costituisce la base giuridica che legittima il trattamento delle immagini ai sensi della normativa europea sulla protezione dei dati personali.

Una volta deliberato l’intervento, occorre definire con precisione il progetto: le telecamere devono essere posizionate in modo da riprendere esclusivamente le parti comuni, evitando ogni interferenza con le proprietà individuali. Ingressi, androni, cortili, parcheggi e varchi di accesso rientrano tra le aree normalmente sorvegliabili; al contrario, porte di appartamenti, balconi e spazi privati non possono essere inquadrati.

Un aspetto particolarmente delicato riguarda l’accesso alle registrazioni. Le immagini non possono essere visionate liberamente né dall’amministratore né dai singoli condòmini: la consultazione è ammessa esclusivamente in presenza di una formale denuncia presentata alle autorità competenti, che giustifichi la necessità di acquisire i filmati per finalità di indagine o accertamento. Solo in questo caso il soggetto incaricato della gestione dell’impianto può estrarre e consegnare le immagini, seguendo procedure tracciate e conformi al GDPR.

La gestione delle immagini richiede inoltre la definizione di tempi di conservazione coerenti con il principio di proporzionalità: in condizioni ordinarie, le registrazioni non dovrebbero essere conservate oltre le 24 o 72 ore, salvo situazioni particolari in cui episodi ripetuti di criminalità giustificano un periodo più esteso. La presenza dell’impianto deve essere comunicata in modo chiaro tramite apposita cartellonistica, e ogni operazione sui dati deve essere documentata.

Anche i singoli condòmini possono installare telecamere, ma esclusivamente all’interno delle proprie aree di proprietà e senza riprendere parti comuni o spazi altrui. In caso contrario, si rischia di incorrere in violazioni della normativa privacy e, nei casi più gravi, nel reato di interferenze illecite nella vita privata.

La videosorveglianza, se progettata e gestita correttamente, rappresenta uno strumento efficace per migliorare la sicurezza e la qualità della vita all’interno dei condomìni.

Come possiamo aiutarti?